Giacomo Castellano

Giacomo Castellano è stato “anche” il chitarrista del musical We Will Rock You a Madrid.

*Anche* perché ha lavorato con parecchi artisti tra i quali (citando solo alcuni nomi, italiani): Raf, Vasco Rossi, Marco Masini, Irene Grandi, Gianna Nannini.

Finalmente un musicista italiano tra i Queen. Un Brian May italiano.

Come e quando sei stato contattato per lavorare nel musical WWRY?
Sono stato contattato a dicembre 2006, dopo che Robertini (il primo titolare) decise di spostarsi a lavorare in un altro musical. Io e Pablo Navarro (direzione musicale e tastiere) ci conosciamo per altri lavori ed abbiamo amici in comune i quali mi videro adatto al ruolo e fecero in coro il mio nome.
Non c’è stata quindi audizione in questo caso.

Da quanto tempo lavori nel cast?
Da gennaio 2007. Mi sono “infilato” nel musical con solo 2 gg di prove, il resto del lavoro è stato fatto a casa con cd, partiture e molte mail.

Che ruolo hai nel musical precisamente? Sei solo tu il chitarrista?
No, siamo in due. L’altro, Luis Cruz, e’ uno dei miei chitarristi preferiti in assoluto, ha un feeling impressionante e comunica moltissimo quando suona.

Che indicazioni ti sono state date per suonare i pezzi dei Queen?
Partiture e cd. Poi a Madrid abbiamo fatto qualche prova con Pablo e Luis per gli attacchi, le indicazioni orchestrali e per stabilire una linea di interpretazione generale per le due chitarre. Si tratta di un lavoro organizzato bene e quindi facile da assimilare. Le parti delle chitarre sono divise veramente bene ed è una vera goduria vedere come si incastrano gli arrangiamenti. Ovviamente anche gli score sono della produzione inglese.

Cosa vuol dire (nel concreto) che la produzione del musical viene curata anche all’estero dai Queen stessi?
Che quando il musical viene allestito anche tutta la sezione tecnica, strumentazione compresa, deve seguire delle specifiche dettate dalla produzione inglese.
Perfino l’impianto audio, luci, partiture, tutto.

Sei un loro fan? Hai mai ascoltato/visto dei loro live o album?
Da ragazzino ero un fan e Brian May era uno dei miei idoli. Adoravo il suo suono!

Hai incontrato Brian o Roger? Cosa ti hanno detto o suggerito?
Brian venne alla prima ufficiale. Gli e’ piaciuto molto e dice che qui a Madrid abbiamo un feeling incredibile suonando. Mi piace pensare che sia sincero! Ci ha dato alcune dritte musicali, nessuna frase di circostanza, tutte indicazioni realmente utili. Lui stava ascoltando tutto veramente, pur essendo ormai la 2a edizione del musical. Che dire, mi e’ sembrato una persona fantastica!

Che sensazioni provi a suonare pezzi storici ed importanti come quelli dei Queen?
All’inizio nulla, ero troppo concentrato ad evitare gli errori e a suonare decentemente, dopo un po’, man
mano che la mente e le mani si staccavano dagli spartiti, …… i brividi! Ancora oggi dopo Bohemian Rhapsody (ultimo brano) ci troviamo spesso in uno stato di esaltazione, cosa abbastanza insolita se consideri che l’età media della band e’ di 35/40 anni ed io, che sono l’ultimo arrivato, ho già svolto 180 spettacoli. E’ una magia speciale quella dei Queen.

Qual è la canzone dei Queen che più preferisci suonare?
Fat bottomed girl, il cui riff è veramente bello e Bohemian Rhapsody (ho il solo!)

Se tu fossi per un momento Brian May e ti trovassi nello stesso momento storico in cui lui ha scritto quei pezzi, con le stesse tecniche e tecnologie di allora, cosa cambieresti? E cosa non cambieresti?
Non cambierei nulla! Credo che abbia fatto una delle cose più importanti: trovare un suo suono.
Indubbiamente rimarrà per sempre nel firmamento dei suoni che hanno fatto storia.

Che modelli di Red Special suoni?
Quelli costruiti dalla BURNS, ne abbiamo 3 a testa (una di scorta), tutta la strumentazione e’ stata comprata dalla produzione spagnola, non portiamo neanche i plettri!

Accordature? E per quali pezzi?
Solo una delle tre ha il MI basso accordato a RE per suonare Headlong e Fat Bottomed Girl.

Il tuo set-up?
Red Special, Acustica Lauden, 2 VOX AC 30 (uno di scorta), un piccolo Fender AMP controllato da un pedale volume per i feedback, treble booster Pete Cornish, Chorus Boss, pedale volume, A/B box per collegare le due chitarre (MI e RE) alla strumentazione, sistema di ascolto Aviom con 16 canali indipendenti, praticamente ognuno di noi si fa il suo mix personale, una figata!

Dopo tutto questo tempo effettuate ancora il soundcheck o è superfluo?
Essendo sempre nello stesso teatro non facciamo soundcheck.

Ti è stata l’opportunità di scegliere quali pedali usare o ti è stata “imposta” quella strumentazione?
Ti assicuro che ciò che abbiamo basta e avanza, inoltre l’idea e’ avere un suono più o meno uguale in
tutti i paesi in cui e’ prodotto il musical. Nessuno ha mai aggiunto neanche un pedale, non c’e’
veramente bisogno!
Inoltre e’ bello tornare a suonare trovando i compromessi sonori utilizzando solo il volume e qualche pedale (il booster e’ sempre on).

Ho visto che suoni un Pete Cornish, in UK il chitarrista usa pedali costruiti da Fryer, come mai questa scelta?
Prima usava i Cornish, suppongo che siano più reperibili e costino un po’ meno forse.

Sono sicuro che nella tua carriera hai suonato molte chitarre, ma com’è suonare la Red Special? Cos’ha di particolare secondo te?
E’ molto diversa, me la sono studiata un bel po’. Suonandola capisci le origini del suono di Brian, una chitarra veramente particolare. Se la usi normalmente non è neanche un gran che..unita al resto della configurazione diventa incredibilmente versatile! Ha un manico un po’ strano all’inizio, poi ci si abitua.

Hai trovato difficoltà ad usare bene le combinazioni dei pickup?
No, in tutti questi anni di professione ho imparato ad abituarmi velocemente a tutto ciò che mi capita
sotto mano, certo che gli switch sono un po’ scomodi ma, tra un brano e l’altro, c’è sempre tutto il tempo
per selezionare il suono che serve. Le indicazioni sono sulla partitura. Nessun problema quindi!

E’ la prima volta che ti confronti con il materiale dei Queen?
Pur conoscendo bene molti brani devo dire che e’ la prima volta in un contesto professionale.

Qual è stato l’arrangiamento per il quale ti sei trovato in maggiore difficoltà?
Seven Seas of Rhye, molto complesso considerato il poco tempo che ho avuto per impararlo. L’arrangiamento per il musical non e’ come il disco, e’ più difficile e poi anche Bohemian non scherza affatto.

Pensi che la Red Special si possa adattare a vari generi chitarristici o sia prettamente legata ad un determinato suono e stile?
Penso che un chitarrista bravo possa usare come meglio creda qualunque chitarra o effetto esistente, il limite e’ nella mente e basta. Il look però è quello e ti deve piacere.

Le tue pubblicazioni didattiche sono tra le più vendute in Italia. Com’è nata la tua passione per lo strumento?
Ho amato la musica prima e la chitarra dopo. Queen, Led zeppelin, Deep Purple, Frank Zappa, e Van Halen dopo sono “colpevoli” del mio avvicinamento alla chitarra, era l’estate del 1983, avevo 14 anni.

Quali sono le chitarre che usi più di frequente?
Per lavoro Les Paul e Telecaster, però la mia preferita attualmente e’ un modello veramente speciale costruito dal liutaio milanese Fabio Molinelli, e’ una chitarra fantastica, paragonabile alla ducati di Stoner che ha vinto il mondiale Moto GP! Poi c’e’ la mia bella Martin D 28 che non e’ affatto male!

Cosa suoni “per divertimento”, con gli amici o anche da solo tra le mura domestiche?
In realtà suono molto poco purtroppo, e’ paradossale come lavorando tanto si suoni poco! Quando posso cerco di trovare sempre frasi nuove, mi concentro sulla solista, la ritmica ed il timing lo sento solido, la solista e la tecnica si affloscia un po’ se non studi per molto tempo. Recuperarla però non tarda molto.

Ogni quanto tempo un chitarrista del tuo livello professionale deve esercitarsi per non perdere la confidenza con certe tecniche e stili che al momento , magari per esigenze pratiche , deve momentaneamente abbandonare?
E’ una questione personale. Per quanto riguarda me posso dirti che dipende un po’ dal lavoro che devo affrontare, per esempio: un seminario richiede una preparazione tecnica elevata, un tour richiede spesso una maggiore dedizione ai suoni, alla cura di sfumature minimaliste, piuttosto che alla tecnica solista.

Suonare i brani miei e’ la cosa più difficile per me, la prossima volta li faccio più facili!
Tra un lavoro ed un altro mi riposo e a volte sto diverso tempo senza neanche tirare fuori la chitarra dalla custodia, so che e’ sbagliato ma proprio non ce la faccio, dopo un tour devo staccare un po’. Vado molto in moto e spesso mi rigenero anche a livello creativo, lasciando così spazio mentale per nuove idee. Se il gap tra un lavoro e l’altro diventa troppo lungo allora e’ normale che riprenda lo studio dello strumento. Spesso più che studiare compongo qualcosa.

Inoltre devo ammettere che l’insegnamento mi aiuta a tenermi in forma tecnicamente.

Credi che dopo la tua esperienza nel musical WWRY sia cambiato qualcosa nel tuo modo di suonare? Le esperienze passate quanto influiscono sul tuo modo di suonare e più in generale concepire la musica?
Questa e’ la domanda che preferisco al momento!

Si, e’ cambiato tutto, mi e’ rimasto un po’ di Brian addosso.. Non che la cosa mi dispiaccia in realtà, anzi… Ha un tocco stupendo e noi interpretiamo il suo suono come meglio possiamo. Fare parte di uno show come questo vuol dire calarsi nel ruolo “dell’attore musicale”.

Il cambiamento più importante e’ però mentale: mi sono reso conto che con il giusto sangue freddo si possono compiere imprese apparentemente impossibili, come combinare un tour europeo di Gianna Nannini con il musical dei Queen, tenere a mente due repertori (adesso con Pia de Tolomei sono 3 i repertori!) , incastrare le date con il mio sostituto ufficiale (Dani Gomez), organizzare il lavoro come poche volte mi era capitato prima e per di più in due nazioni. Tutto questo e’ avvenuto perché non volevo rinunciare a nessuno dei due lavori. Anche lavorare con la Nannini mi piace, e’ una delle poche vere rocker che abbiamo in Italia.

Cosa dovrebbe fare un chitarrista per fare il salto di qualità e diventare un musicista affermato dell’ambiente? Quali scuole dovrebbe frequentare?
… mmm questa domanda richiede una risposta logorroica, preparati:

I. LE SCUOLE
Una scuola può servire indubbiamente poiché ti fornisce le informazioni necessarie per capire i meccanismi della musica, ovvero armonia ritmo e melodia. La scuola deve essere di qualità, come pure il corpo docenti. Conoscere la musica e magari saperla leggere può rivelarsi fondamentale al momento di lavorare per terzi. Quest’anno ho ringraziato varie volte quello sforzo che feci tanti anni fa per imparare a leggere perché tale capacità mi ha permesso di accettare lavori (trai i quali proprio questo musical) che altrimenti non avrei potuto preparare con la stessa velocità. Ah, premetto che sono un lettore di livello medio, non un mostro insomma. Il resto si impara dai dischi, è stato così per tutti e sarà sempre così. A orecchio, stando ore ed ore a tirar giù quel solo e quel riff che tanto ci piace.

NO TABLATURE, solo dopo… altrimenti non si allena l’orecchio a dovere. Quando si impara ad orecchio si fa un esercizio di ear training molto potente, si studia il lato tecnico di ciò che stiamo imparando e se lo scriviamo avremo poi anche un esercizio di trascrizione..tre cose in una!

II. REGISTRARE
Lo dico sempre, dovete registrare IL PIU’ SPESSO POSSIBILE! E’ fondamentale! Se potete, registrate dei brani vostri, sarà ancora meglio. Non importa avere uno studio di serie A per portare a fine un progetto
musicale, basta un computer, una scheda audio decente e due monitor (buoni). Certo, ci si deve accontentare, in cambio però vedremo un incremento mostruoso della tecnica, un miglioramento del tocco e del suono ed anche il tempo diventa più preciso. Ciò avviene basilarmente perché riascoltando siamo più critici e riusciamo a capire cosa eventualmente non va e lo miglioriamo.

III. LIVE
In Italia si suona poco dal vivo, consiglio a tutti di farlo il più possibile e nelle situazioni più disparate, tanto è sempre divertente e si impara ad essere efficaci e a non avere paura del palco.

Credi che in Italia un bravo chitarrista per emergere sia penalizzato rispetto che in altri paesi in cui tu hai fatto esperienza?
L’Italia offre un mercato musicale piuttosto strano ed è poco meritocratica, su questo non ci piove. Poco
lavoro, considerato il numero di persone che lo vogliono fare. Nonostante ciò un bravo musicista può
sempre farcela ad emergere ma deve mettere in conto un possibile “trasferimento temporaneo” presso le città più importanti. C’è da considerare sempre anche l’estero. Viviamo in una comunità (Europea) che ci
permette di lavorare ovunque senza problemi, basta sapere, come minimo, l’inglese molto bene.

Come fai a gestire una mole di lavoro così imponente? Gli spettacoli del musical, più il tour con la Nannini.. Non lo ritieni stressante?
Bella domanda. Non lo so neanche io come faccio. Ci ho provato!!

E’ un po’ stressante ma, come ho detto sopra, non volevo rinunciare a nessuno dei due lavori, inoltre aiuta molto avere un metodo di lavoro efficiente. La MUSICA è l’ultimo dei problemi, i sostituti e la gestione politica lo sono. Una delle condizioni che ha reso il tutto possibile è il fatto che al Musical a Madrid (ma in generale in quel mondo), si ammettono sostituti mentre la Nannini non ne prevede l’utilizzo se non in condizioni estreme e ciò segue una logica: con la Nannini sono più implicato come “me stesso”, i miei suoni, la mia personalità. Nel musical serve professionalità, bravura e capacità di tirare fuori un tocco che ricordi Brian May…

Ciò è di fatto più impersonale ed è quindi più facile trovare un altro che lo faccia.
Io ho portato la disponibilità dello staff di WE WILL ROCK YOU all’limite e c’è stato un momento durante il quale ho pensato che mi avrebbero mandato a casa…poi però non è successo ed eccomi qui nuovamente. Mi hanno voluto loro e ciò mi rende felicissimo. La mia vita quest’anno è risultata incredibilmente nomade, ciò alla lunga stanca ma so che non sarà sempre così e quindi cerco di godermela ora in attesa di un prossimo periodo più sedentario come “topo da studio”

Considera in oltre che a Firenze (dove comunque ho sempre la residenza) ho pure un trasloco in corso!!!
Tutto questo ha un prezzo da pagare, per esempio: se hai una vita sentimentale, una relazione, essa deve
essere estremamente solida altrimenti diventa veramente difficile per l’altra persona. Uno deve avere la fortuna di incontrare una ragazza veramente speciale…la maggior parte non sopportano le distanze, i voli, le complicazioni di un lavoro come questo.

Ciao!

Il sito ufficiale di Giacomo Castellano

QueenItalia & Giacomo Castellano, Ottobre 2007.

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