Il Crazy Tour, 1979

Il racconto personale di Jim Jenkins, dalle pagine del magazine del Fan Club Ufficiale inglese, Ed. Fall/Winter 2009. Jim è uno dei fan “storici” dei Queen, membro di quello “zoccolo duro” di persone che seguiva i Queen live agli inizi della loro carriera.
Fu proprio Freddie a definire questo gruppo di fan la “Royal Family”!
Jim è anche co-autore (con Jacky Smith) della biografia ufficiale della band, edita per la prima volta nel 1992.

crazytour_part01Uno dei tour dei Queen di maggior successo in assoluto fu quello che chiuse gli anni ’70. Questo tour si differenzia nettamente da quelli immediatamente precedenti.
All’epoca i Queen avevano gia’ acquisito una solida reputazione per le loro grandiose esibizioni negli stadi, ma questo tour si svolse invece in locali piuttosto piccoli, perche’ la band voleva avere un contatto piu’ personale con gli spettatori, e sperava che le ridotte dimensioni e l’atmosfera piu’ raccolta avrebbero portato a un rapporto piu’ esaltante.

L’idea si rivelo’ ottima!

L’impianto luci di questo tour fu una versione modificata del famoso “forno da pizze” che avevano gia’ usato con gran successo negli USA, in Europa e in Giappone. Anche in scala ridotta, rimaneva comunque uno spettacolo impressionante, ed e’ a tutt’oggi uno dei piu’ belli mai portati in tour da qualsiasi band.
Il Queen Fan Club aveva la priorita’ sui biglietti per tutti i concerti, cosi’ che i soci potessero vedere i loro idoli dalle prime file; i soci furono avvertiti con opportuno anticipo rispetto all’annuncio ufficiale del tour.
Mi ricordo che prenotai dappertutto, ma Amanda, l’allora segretaria del Fan Club, riusci’ ad accordarsi con la direzione del Liverpool Empire in modo che potessi ritirare i biglietti richiesti presso di loro, il giorno prima che la vendita fosse aperta al pubblico. Meglio di cosi’!

Quando andai a prendere i biglietti, fuori del teatro c’era gia’ gente che si preparava a far la fila tutta la notte per assicurarsi i posti migliori; passando sentii un tipo dire “la prima fila non mi sfugge!” e non potei fare a meno di pensare, “Eh no, caro mio, la prima fila ce l’ho qua io!“. Aha! Il bello di essere soci del Fan Club!!
I Queen erano nel mezzo delle registrazioni di un nuovo album, e occupavano i piani alti della classifica dei singoli con Crazy Little Thing, quando decisero di partire per un tour inglese in piena regola; lo chiamarono “Crazy Tour“, e mai nome fu piu’ adatto, sia per la band che per i fan!

Il tour in realta’ parti’ dall’Irlanda del Nord; la data d’apertura doveva essere Martedi’ 20 Novembre 1979 alla Cork City Hall, ma purtroppo il concerto dovette essere annullato. Due sere dopo, i Queen fecero il loro debutto in Irlanda, alla Royal Dublin Society Hall (RDS), di fronte a un pubblico entusiasta, e con 6500 spettatori stabilirono il record di presenze per la sala, una delle piu’ grandi scelte per il tour.
Il concerto si apri’ con l’impianto luci abbassato a coprire completamente il palco; quando cominciarono i tuoni, la massa seminascosta di luci lampeggianti rosse, verdi e bianche comincio’ a rivelarsi gradualmente alla vista man mano che la struttura si sollevava, lasciando il palco libero per l’entrata della band.
Che spettacolo!

Il brano di apertura fu Let Me Entertain You, e questo concerto vide il debutto di una nuova canzone, Save Me (che sarebbe poi stata pubblicata come singolo alla fine del tour), durante la quale Brian May si esibi’ per la prima volta live al piano.
Il bis di Dublino fu diverso da tutti gli altri e fu un successone: Danny Boy, seguita dalla prima esecuzione live di CLTCL (allora numero 2 in classifica), in cui Freddie Mercury si esibi’ per la prima volta live alla chitarra acustica. Da ricordare anche che in questa occasione NON fu suonata God Save The Queen nel finale, ad accompagnare l’impianto luci che si alzava verticalmente, con tutti i fari bianchi accesi in faccia al pubblico.

I Queen tornarono ai patrii lidi per battere un record il 24 Novembre 1979 a Birmingham, inaugurando il National Exhibition Centre (NEC) di fronte a 14000 persone: il piu’ grande concerto al coperto mai tenuto nel Regno Unito, e il piu’ grande di tutto il tour. La calca sotto il palco premeva troppo, cosi’ parecchi di noi decisero di spostarsi in fondo all’arena per aver piu’ spazio; quando la band attacco’ Dont Stop Me Now, ci mettemmo a ballar la conga, e il personale di sala insieme a noi! Pazzesco!

Fu una scena davvero memorabile, non posso fare a meno di ripensare a questo tour ogni volta che vedo la conga alla nostra convention annuale. Seguirono due serate esaltanti all’incredibile Apollo Theatre di Manchester, la seconda aperta con la versione “fast” e molto piu’ rock di We Will Rock You.

Alcuni di noi decisero di far recapitare alla band un biglietto con i migliori auguri per il tour, e la richiesta di suonare Liar, altrimenti il tour sarebbe terminato prematuramente. Era ovviamente per scherzo, ma la band volle ugualmente accontentarci, con nostra grande gioia.
Altra nostra iniziativa per l’occasione, riuscii a registare la prima serata, e a trascrivere le parole della nuova canzone, Save Me; il giorno dopo, il testo fu battuto a macchina, fotocopiato e distribuito a quanta piu’ gente possibile fra il pubblico.

Cosi’, quando Freddie attacco’ “It started out so well…”, moltissimi si misero a cantare con lui – eppure era una canzone nuova di zecca, che solo gli spettatori della serata precedente avevano gia’ sentito!
Freddie scambio’ un’occhiata sbalordita con Roger, Brian si giro’ a guardare con un gran sorriso, e John addirittura si mise a ridere! Temevo che Freddie se la sarebbe presa, ma invece la sorpresa sembro’ fargli piacere, anche se mi pare che per il resto della serata ci getto’ addosso piu’ acqua del solito.

Poi su in Scozia per due serate all’Apollo Theatre di Glasgow (oggi purtroppo demolito); durante la seconda sera Liar fece un’altra apparizione, ma soprattutto si verifico’ un evento raro e inaspettato: durante il medley, Roger dimentico’ le parole di I’m In Love With My Car e Freddie dovette cantarla al suo posto. Pazzesco! Come mai Roger ebbe questo blocco mentale non si e’ mai capito e probabilmente non si capira’ mai.

Dopo lo spettacolo, la band ando’ a finir la serata al night club “Gigis”, e ci andammo anche noi. Fantastico star li’ a chiacchierare e a bere insieme a loro, anche se sembrava un po’ strano dopo averli visti sul palco. Mi ricordo che mia sorella Mo si mise a ballare con Roger, sull’allora nuovo singolo dei Police, “Walking on the Moon”. Una serata straordinaria.

La sera dopo non erano in programma concerti, cosi’ andammo a visitare Edimburgo. Una bella bevuta, e sulla via del ritorno, quando ci sorpasso’ una banda di motociclisti, ci affacciammo dai finestrini della macchina a cantargli “Bicycle Race”. Si’, pazzesco!
Mi ricordo pure che la mattina dopo, a colazione, perfino i rice krispies sembravano insopportabilmente rumorosi – crick… crack… BANG! Postumi di una sbornia monumentale.

Di nuovo giu’ in Inghilterra: la City Hall di Newcastle e’ una sala perfetta. La prima sera, Freddie mise una cravatta bianca anziche’ rossa, per l’unica volta nel tour, mentre John esibi’ in tutto il suo splendore la tenuta da carcerato del compleanno a Saarbrucken. Il giorno dopo, eravamo tutti appesi alla radio per sentire le classifiche della settimana, sperando che i Queen fossero saliti al numero 1, ma purtroppo erano scesi al numero 7. Cosi’, per consolarci, andammo a trovare la band in albergo, guadagnandoci un altro po’ di foto, autografi e chiacchierate.

La band era sempre molto generosa con noi, e anche le guardie del corpo ormai ci conoscevano e ci lasciavano fare. Mi rendo conto solo ora che fortuna abbiamo avuto!

crazytour_part02La seconda sera a Newcastle, la band uso’ a sorpresa Jailhouse Rock come brano di apertura (che poi mantenne per il resto del tour). Mi ricordo che attaccai come al solito WWRY-fast, e Freddie mi guardo’, disse “t’ho fregato!“, e comincio’ invece a cantare “… going to the party at the county jail…” ridendo. Pazzesco!
Quella sera riuscii anche a filmare Bohemian Rhapsody con la mia cinepresa, ma la pellicola fini’ alla sezione operistica.

I due concerti successivi furono molto speciali per me – al Liverpool Empire, dove la band si era gia’ esibita altre 5 volte, nel ’74, ’75 e ’77. Alcuni di noi andarono a salutare la band in albergo; c’era anche mia mamma, che il nostro gruppo aveva soprannominato “la Regina Madre”, per cui Brian la saluto’ con un solenne inchino. E fu in occasione dei concerti di Liverpool che venni intervistato per la prima volta da giornali e radio.

La prima sera, mi ricordo che uno di noi, Howard Nicol, urlo’ “Roger Taylor e’ ancora un punk!“, e Roger rispose con una rullata di tamburi. Segui’ un coro di “Di Roger Taylor ce n’e’ uno solo!“, che Freddie commento’ con una battuta.

La seconda sera mi fotografarono insieme a Brian per un giornale; lui a sorpresa mi mise al collo la Red Special, e io ero terrorizzato che potesse cadere: se si fosse rotta, come avrebbe fatto il concerto?
Quello fu uno dei migliori concerti dei Queen dai tempi di Hyde Park: una di quelle rare serate perfette! Freddie si era messo una ginocchiera rossa e una blu per accontentare sia i tifosi del Liverpool che quelli dell’Everton. Il coro del pubblico su Love Of My Life fu assolutamente sbalorditivo, il sorriso di Freddie diceva tutto. Dopo il concerto, ce ne andammo tutti insieme al night club “Snobs” per un fine serata incredibile.
Mi ricordo che a un certo punto ero al banco del bar insieme a mia sorella e a Brian, quando un tizio accanto a me dice, “Ehi, ma quello non e’ Brian May dei Queen?!“.

Io gli rispondo, “E chi lo conosce?“, e un attimo dopo Brian si gira e mi chiede che preferisco da bere. Uno spettacolo la faccia del tipo che mi guarda sbalordito mentre brindo con Brian, e riesce solo a balbettare “ma – avevi detto che non lo conoscevi…” Anche il DJ del club riconobbe Brian, e in suo onore mise su CLTCL: mia sorella Mo e le amiche Carole Smith e Pauline Syddell si alzarono e si misero a ballare con Brian, Roger e John. Pazzesco!
E la sera prima Brian e Roger erano andati all’Hollywood Club, prova che la vita notturna di Liverpool e’ sempre stata interessante.

Poi via verso Sud, a Bristol e Brighton. Il pubblico del sud purtroppo rimane sempre un po’ piu’ sulle sue rispetto a noi del Nord, ma anche li’ comunque i Queen dimostrarono di essere ben sopra la media delle altre band del circuito rock.
La febbre-Queen si sparse in tutta l’Inghilterra, e quei concerti nelle sale piu’ piccole furono speciali per tutti gli spettatori.

La parte conclusiva del tour fu completamente diversa da tutto quello che la band aveva proposto negli ultimi anni: 7 concerti a Londra, ognuno in una zona diversa della capitale, e tutti diversi fra loro. In alcuni casi l’impianto luci non venne usato, e furono concerti interessanti, che dimostrarono come la band non avesse bisogno di effetti speciali per fare spettacolo.
Il primo fu al Lyceum, una vecchia sala da ballo, dove dovettero aprire dei fori nel soffitto per farci entrare le luci.

Il secondo vide il loro ritorno in uno dei loro posti preferiti da sempre, il Rainbow Theatre – e li’ dimostrarono quanto la band fosse cresciuta dall’ultima visita, ben 5 anni prima. Tornato a casa dal Rainbow, trovai ad aspettarmi i biglietti per la serata finale del tour, prima fila anche li’, felicita’ pura!
Poi fu la volta di Tiffany’s, a Purley, dopo anni che non suonavano in un night club. Segui’ il Tottenham, a Mayfair, con solo qualche faretto e le luci intorno al gong; quella sera Freddie era in vena di chiacchiere e si mise a divagare parlandoci di shopping natalizio.

Poi ci fu il Lewisham Odeon, addirittura un cinema. Il Crazy Tour di Londra proseguiva con successo, e per la sesta tappa si fermo’ in una sala leggermente piu’ grande, l’Alexandra Palace (“Ally Pally” per gli amici). Qui, prima del concerto, la band giro’ il video per Save Me, col pubblico ammesso in sala. Al bis, Freddie fece un’entrata in stile Carmen Miranda, con un casco di banane in testa, e si mise a lanciarle tra la folla; io riuscii a riprendere buona parte della scena, banane comprese.

Il backstage dopo il concerto fu un altro momento memorabile per me, perche’ Freddie era di ottimo umore e firmava autografi a raffica.
Quando gli chiesi di autografarmi una foto, mi domando “E’ per te?“; io risposi di si’, e prima che potessi aggiunger altro, lui ci scrisse “A Jim“. Io sbalordito commentai, “Ma allora sai il mio nome…“, e lui rispose solo, “Ma certo, caro!“: momenti finivo per terra dall’emozione!

Lo straordinario Crazy Tour giunse a conclusione il giorno di Santo Stefano, con quello che rimane in assoluto uno dei migliori concerti della storia della band. Per quel concerto finale, i Queen tornarono in una sala dove avevano debuttato nel 1973, come “spalla” dei Mott The Hoople, l’Hammersmith Odeon (“Hammy O” per gli amici); quanta strada, da quegli esaltanti primi anni ’70!

Paul McCartney aveva chiesto ai Queen di partecipare a una serie di concerti di beneficenza per l’UNICEF, a supporto della popolazione della Cambogia; e i Queen erano stati il solo gruppo a voler fare un concerto completo per l’occasione. E fu un concerto splendido, che davvero meriterebbe un giorno di essere pubblicato in DVD. Freddie si scuso’ per tutte le macchine da presa in sala, dicendo che sembrava un kolossal alla Cecil B. DeMille. Brian ci regalo’ una Silent Night che tutto il pubblico canto’ senza sbagliare una nota. Io parlai con Freddie sul palco, lo avvertii di allacciarsi una scarpa, che il nodo s’era sciolto.
Durante Get Down Make Love, Freddie porse il microfono a me e Chris Dawson, per farci “cantare” (insomma, si fa per dire!!!) la parte presa da The Prophet’s Song (il “la-la-la la-la-la”), e le nostre voci risuonarono per tutta la sala.

Ovviamente Freddie si riprese subito il microfono, ma almeno oggi posso vantarmi di aver cantato nel suo microfono durante un concerto dei Queen!!! Aha! Ma poi torno’ a lasciarmi il microfono durante Now I’m Here, se ne torno’ al centro del palco, e se lo riprese dando uno strattone al cavo! Fantastico!
Dopo CLTCL ripetemmo tutti in coro il ritornello: immaginatevi la gioia quando Roger riprese la ritmica e Freddie si mise a cantarlo con noi. Alla fine Freddie decise di versare il suo champagne addosso a mia madre, infradiciandole completamente il reggiseno – che da allora lei chiamo’ sempre “il reggiseno champagne di Freddie”.

Quella fu anche l’ultima volta che Freddie canto’ la WWRY finale sulle spalle del bodyguard Alan Robinson, spettacolare berretto nero da biker in testa. Quel concerto era cosi’ perfetto che non volevo finisse piu’. Il nostro gruppo era tutto in prima fila sotto il pianoforte, e Freddie si rivolgeva a noi di continuo; anche Brian ci disse “Buon Natale” in quella serata tanto speciale.
Fu davvero un momento triste, vedere l’impianto luci alzarsi in verticale per l’ultima volta, luci bianche accecanti sulla folla, sulle note familiari di GSTQ. Non volevo credere che fosse tutto finito.

Ma quel trionfale ritorno in patria dimostro’ che i Queen regnavano supremi, e il tempo ha poi dimostrato che il loro regno era destinato a durare. Il Crazy Tour fu un successo straordinario, ed e’ ancora ricordato con affetto sia dalla band che da me e da tanti altri come me: e’ stata una delle esperienze piu’ entusiasmanti di tutta la mia vita, e non lo dimentichero’ mai.

Fu anche il tour in cui i Queen scoprirono di essersi conquistati un seguito permanente, uno “zoccolo duro” di fan fedelissimi: gli amici londinesi, la banda di Birmingham, e un bel gruppo da Liverpool. Roger parlo’ di noi nelle interviste, e Freddie ci soprannomino’ la “Royal Family“.

Eravamo davvero una grande famiglia felice, alla fine del 1979. E questo legame continua a unirci ancora oggi, nel 21mo secolo.

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