Live at The Rainbow ’74: il libro contenuto nel Super Deluxe Boxed Set

11Vi proponiamo di seguito la traduzione in italiano dei testi contenuti nel libro fotografico presente all’interno dell’edizione limitata “Super Deluxe Boxed Set” del Live At The Rainbow ’74, uscito nel 2014 per celebrare il 40° anniversario dei leggendari show. Il box contiene, oltre allo splendido libro, anche i due cd (concerto di Marzo e Concerto di Novembre), l’SD-Blu Ray ed il dvd del concerto di Novembre più 4 bonus tracks del concerto di Marzo.

Potete sfogliare la traduzione più comodamente tramite ISSUU collegandovi a questo link, scaricare il .pdf perfettamente impaginato pronto per la stampa cliccando qui oppure scorrere le pagine del sito per la traduzione completa testo per testo (ottimo per i device mobili).

A voi la scelta e… Buona lettura!

La traduzione del libro fotografico comincia da qui.

QUEEN LIVE AT THE RAINBOW ’74

Il 1974 per i Queen fu da subito un anno di successo e ricco di eventi. Queen II e Sheer Heart Attack vennero pubblicati, “Seven Seas Of Rhye” diventò la loro prima hit, la band apparve a Top Of The Pops per la prima volta, e “Killer Queen” fu un successo internazionale. In questo anno, la band intraprese inoltre i primi concerti in Australia, Stati Uniti d’America, Svezia, Finlandia, Olanda, Belgio e Spagna e, per una notte a Marzo e due notti a Novembre, si esibirono in tre memorabili spettacoli al Rainbow Theatre di Londra.
Questi concerti sarebbero diventati leggendari nella storia dei Queen. Questo box mostra, riuniti per la prima volta, quelle performance e alcune tracce di storia ad esse legate.

Per molti fan i Live At Rainbow show sono datati. A partire da Queen II i Queen hanno pubblicato 13 album in studio e oltre 60 singoli in tutto il mondo, hanno venduto oltre 300 milioni di dischi, incluso il più venduto del Regno Unito di tutti i tempi – con Greatest Hits raggiungono oltre 6 milioni di vendite nel 2014 – hanno avuto innumerevoli successi in tutti i principali territori nel mondo, scritti da tutti e quattro i membri della band. In aggiunta a ciò, i Queen si sono esibiti in più di 700 concerti in 16 anni in 28 paesi con una formazione che non è mai cambiata dal 1971, dall’ingresso di John Deacon.

Oggi Queen è un nome familiare. E incredibile che i concerti qui presentati siano di 40 anni fa, e ancora più difficile immaginare l’impatto che la band aveva in questo periodo formativo. In fatto di concerti, e in particolare in queste esibizioni al Rainbow nel 1974, nessuno aveva mai visto e sentito qualcosa di simile – una presenza scenica teatrale, un cosi particolare repertorio d’autore delle canzoni, autentica energia coniugata ad un elevato contenuto melodico e armonico e un approccio privo di compromessi in ogni aspetto delle loro esibizioni. Affrontando sfacciatamente tutto questo e creando una simbiosi perfetta tra la band e il pubblico, tramite l’emergente e indimenticabile personalità del frontman, Freddie Mercury.

Un’idea della reazione della stampa del tempo la troviamo in due recensioni ristampate qui per la prima volta dalla loro pubblicazione originale; la prima di Philip Norman per il The Times nel Novembre ’74, e l’altra del compianto Harry Doherty per la rivista musicale Disc, più o meno della stessa epoca.

Solo otto mesi separano gli show, ma il tempo ha permesso nel frattempo molti progressi ai Queen. Gli spettacoli di Novembre (Sheer Heart Attack Tour) sono molto diversi da quelli di Marzo (parte del Queen II Tour, che dispongono di una scaletta e interpretazioni differenti delle canzoni).

Dopo l’esibizione di Marzo, la band andò in America per un tour di tre settimane tra Aprile e Maggio, esibendosi come spalla della band inglese di maggior successo del momento, i Mott The Hoople. Purtroppo il tour fu interrotto quando Brian crollò a causa dell’epatite costringendo la band al rientro in Inghilterra. Dopo un periodo in ospedale Brian recuperò sufficienti forze per riprendere le date nel Regno Unito e in Europa, dove continuarono a maturare esperienza on stage. A Novembre, lo spettacolo era stato tecnicamente adattato per essere collocato in strutture più grandi. In particolare era provvisto di un nuovo e complesso impianto luci con effetti di fumo e scoppi; anche se questo tipo di tecnologia oggi sembra totalmente ordinaria, il design per quegli anni era davvero innovativo. La band era professionalmente cresciuta al momento della seconda e della terza esibizione al Rainbow. Ogni elemento dello show era in continua evoluzione, e Freddie aveva sviluppato un modo unico di approcciarsi e divertirsi con il pubblico.

Per garantire il massimo impatto scenico, tutti e quattro i membri della band erano vestiti in costumi sgargianti: raso, velluto e scarpe con plateau, un’immagine volutamente in contraddizione e radicalmente diversa dai jeans onnipresenti e dalla tshirt del momento. L’immagine iconica dei Queen in concerto era in quel momento ancora in fase di evoluzione. Oggi la band è più spesso visualizzata nella mente delle persone nel grande show al Wembley Stadium nell’estate del 1986 – Freddie con capelli corti e baffi, leggendaria giacca gialla e pantaloni bianchi. Qui, 12 anni addietro, cogliamo una band altrettanto esuberante, ma che appassiona il pubblico in modi diversi. Freddie porta capelli lunghi neri alle spalle, indossa abiti di Zandra Rhodes, le unghie dipinte, e, come lui stesso dice al pubblico del Rainbow, ornato di gioielli – un regalo del Diavolo in persona!

E’ stata una fortuna che le macchine filmassero ciascuno degli spettacoli del Rainbow, catturando prestazioni mozzafiato.

Amandoli o odiandoli, nel 1974 nessuno poteva ignorare questa band: i Queen erano sulla terra per restarci, velocemente si affermavano autorevoli nel circuito live e su disco.

Ora, per la prima volta, sedetevi e ascoltate le prime ed entusiasmanti esibizioni dei Queen al Rainbow. Per ricordarci l’impressione che la band fece ad un giornalista del tempo, ecco una vecchia recensione di 40 anni fa, per gentile concessione di Colin Irwin (Melody Maker, aprile 1974).

Freddie Mercury appare come un fulmine fragorosamente da sotto il fascio dei riflettori. La rabbia e l’ostilità trasudano dalla sua bocca. Egli spinge il suo pugno destro vigorosamente verso il cielo e urla “Liar, Liar”. Un centinaio di pugni lo seguono, mentre le parole tornano indietro con forza da parte del pubblico come un’eco. Mercury consente ad un cenno di sorriso di rompere il suo viso. E’ solo momentaneo, ma è il simbolo di un uomo che sta godendo la sua ora più trionfante. La prova del trionfo è un successo record in classifica e un pubblico in un Rainbow Theatre di Londra sold-out che chiede a gran voce di averne ancora. I Queen ce l’hanno fatta. Nessuno è più consapevole di questo che lo stesso Mercury che esce a grandi passi, a testa alta, braccia in alto, guardando in modo più che soddisfatto ad un’altra ottima notte di lavoro appena completata. Ha sudato senza pietà, urlato la sua pretesa di diventare una potente star due dita più su di chiunque osi dubitarne

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