Montreux, 22/23 Febbraio 2014, QUEEN THE STUDIO EXPERIENCE con Peter Freestone

Una splendida mostra di memorabila, vestiti e oggetti di scena all’interno dei mitici Mountain Studios!

INTRODUZIONE
di Eleonora Rinaldi

L’apertura di una mostra Queen a Montreux è stata una sorpresa per molti. E’ stato un evento mai preannunciato e quando è arrivata la notizia dal Mercury Phoenix Trust l’emozione e la sorpresa sono stati enormi.
Non poteva esserci migliore collocazione della cittadina svizzera tanto amata dai Queen e particolarmente da Freddie per raccogliere una ricca collezione di memorabilia, abiti di scena, strumentazioni… E dove? Proprio negli Studios in cui hanno visto la luce molti dei loro album, dove è nato il fantastico duetto di Under Pressure con Bowie! Incredibile, una notizia di quelle da dare a bassa voce, per paura che non siano vere… E noi come potevamo non esserci?

Generalmente noi di QueenItalia tributiamo Freddie nella data della sua scomparsa ma questa volta abbiamo pensato “Perchè non incontrarci tutti insieme per la prima volta ai piedi della sua statua e visitare insieme la mostra a loro dedicata, fortemente voluta dalla fondazione nata in sua memoria?”
Ci sembravano motivi forti e validi per organizzare questo incontro, seppur oneroso, dal punto di vista economico e logistico. Ma si poteva fare! Poi ecco, noi non ci accontentiamo, volevamo una figura ad accompagnarci, qualcuno legato all’universo Queen. Abbiamo avuto il piacere di conoscere Peter Hince, poi David Richards (RIP) e infine Mack. Ma questa avventura meritava un approccio più personale, più intimo e con grande piacere ma con un pizzico di pregiudizio abbiamo accolto con entusiasmo la conferma della presenza di Peter Freestone, del quale è inutile che vi elenchi gli attributi, tutti voi sapete chi sia.

Come è stato? Niente di inedito o clamoroso, soltanto (soltanto?!) molto vicino ad una realtà inavvicinabile, guardando negli occhi e ascoltando colui che viveva la sua quotidianità con Freddie. E’ stato disponibilissimo, ha passeggiato per ore con noi, pranzato con noi, cenato ad un bel tavolone da Mc’Donalds (ma quanto è cara la Svizzera!) e ci ha lasciato regalandoci un abbraccio ciascuno!

Queste sono le nostre esperienze e mi raccomando, leggetele fino in fondo, sono vissute con il corpo e la mente, respirando l’aria fresca e frizzante di una splendida e soleggiata giornata invernale sulla riva del Lac Leman, di una cittadina che è orgogliosa di aver ospitato Freddie Mercury e l’ha testimoniato da tempo con la statua che fa da sfondo alle nostre fotografie più care.

Per non parlare poi dell’inaspettato e piacevolissimo regalo ricevuto la domenica mattina, l’incontro con Vivian, la compagna di David Richards. Una testimonianza così preziosa e intima che nemmeno abbiamo avuto il coraggio di immortalare in fotografia, per non rovinarne la naturalezza.

E’ tutto, godete anche voi dei nostri ricordi.

Il racconto di Andrea (Lurex)

E’ difficile pensare ad un punto di partenza, capire dove è nato tutto ciò. E’ facile pensare che l’input sia partito al momento in cui abbiamo avuto la notizia che i famosi Mountain Studios di Montreux erano riaperti al pubblico. Personalmente è stata una notizia che non mi aspettavo,non sapevo niente riguardo una possibile mostra o museo dopo la chiusura avvenuta anni fa. Ma non mi limiterei a questo momento,era partito tutto molto prima. Chi segue QI sa che una volta l’anno la community organizza dei raduni che ci permettano di instaurare una vera e propria amicizia tra utenti,qualcosa che va più in là del semplice scambio di pareri dietro un nick name. Il 2013 è stato un anno un po povero di avvenimenti,e i nostri raduni erano fermi al fine 2012 con l’incontro a Roma con Mack.

L’idea di organizzare un raduno a Montreux è stata una sfida… Un qualcosa di grande perché non tutti possono permettersi in tempi come questi spese abbastanza importanti, per spostamenti e pernottamenti…
Abbiamo lanciato l’idea…dovevamo implementarla con qualcosa in più…
Chi ci ha seguito negli anni sa che che uno dei pezzi forti dei nostri raduni è la presenza di un ospite legato al mondo Queen…Abbiamo avuto la fortuna di incontrare Peter Hince,Jacky Gunn, Mack…. Questa volta ci ha fatto compagnia una persona che conosceva quei luoghi veramente bene,tanto da averli vissuti in compagni di Freddie per un decennio….Peer Freestone!

Lanciata l’idea son cominciate ad arrivare le adesioni per formare un gruppetto di amici che avrebbero vissuto in maniera molto “intima” i luoghi amati da Freddie,luoghi scelti per terminare una vita piena di eccessi e sempre col piede sopra l’acceleratore….Facile capire il perché. Appena arrivi a Montreux sei avvolto da un’ondata di pace. L’aria fresca e pungente che ti arriva dalle montagne innevate vicine ti fa stare bene. L’acqua del lago si confonde nell’orizzonte col blu del cielo e tutto ciò,specialmente in alcuni momenti della giornata come il tramonto o il far della sera, fa assumere a tutti un qualcosa di mistico,piacevole e veramente emozionante. La statua di Freddie che troneggia di fronte a tutto ciò,è la ciliegina sulla torta. I fiori sotto di essa sono sempre presenti,e qualcuno che si ricorda di Lui c’è sempre. Montreux è molto cambiata in questi 20 anni, adesso è piu moderna e non è certo quella che scelse Freddie,come confermato anche da Peter, forse come è adesso non gli piacerebbe nemmeno più, però è sempre speciale. Per noi Fans assume tutto un contorno diverso, e chiudere gli occhi ed immaginare le varie situazioni sotto i racconti di Peter fa venire veramente i brividi, perché tutto diventa così spontaneo.

Mi soffermo poche righe parlando di Peter: Phoebe per Freddie & c. In due giorni al suo fianco non l’ho mai visto negare un sorriso, un abbraccio, una risposta a chiunque gli andasse incontro. Non c’è stata una domanda in cui ha detto “ A questa non posso rispondere”, e i suoi occhi parlavano con sincerità. Come erano sinceri in due occasioni quando l’ho visto commosso mentre era immerso nei ricordi che ognuno di noi ha fatto tornare a galla, anche dopo 20 e passa anni. Non potevo giudicare chi lo apostrofava come “opportunista” o “insensibile” , ma ho potuto constatare di persona, a pelle, che si tratta di un “buono”, e Freddie questo lo sapeva, altrimenti gli avrebbe riservato lo stesso trattamento che ha avuto con altre persone. Ci ha parlato come gruppo, ci ha parlato direttamente ad ognuno di noi guardandoci negli occhi, ci ha fornito curiosità ,aneddoti, racconti di quei giorni, tanto che molti di noi si sono emozionati quando sono stati affrontati certi argomenti. D’altro canto lui c’era.

Mi è rimasto impresso un momento, a cena, quando gli parlavo un po’ fuori dal gruppo, dicendo che è brutto che una città come Londra non abbia un monumento ,una statua, una lapide, un qualcosa per rendere omaggio a una persona come Freddie, come appunto Montreux ha. E lui era d’accordo….siamo finiti nel discorso di Garden Lodge e gli ho chiesto se c’era più stato dopo la morte di Freddie. “una volta soltanto” mi risponde “qualche anno fa… ero di passaggio con amici e ho deciso di suonare il campanello. Quando il cancello si aprì c’era Mary che rimase sorpresa nel vedermi. Mi fece entrare e siamo stati due-tre ore a parlare di fronte ad una tazza di te” . Peter mi raccontava queste cose guardando nel vuoto. “ Era sempre uguale la casa?” incalzo io. “Si, non era cambiata molto” mi risponde. Non so perché, mi è venuto d’istinto dire se non gli fosse pesato andare via da quella casa piena di ricordi e così importante dopo così tanto tempo… E starci lontano praticamente per sempre….Qua Peter mi risponde con occhi veramente lucidi, un piccolo sorriso sulla bocca e lo sguardo sempre rivolto in basso : “ In realtà per me non è un problema. Un secondo dopo in cui Freddie è morto, quella sera di novembre, la casa è diventata subito vuota. In un secondo. Da piena di vita a vuota e fredda (testuali parole ndr). E per me a quel punto vivere lì, o nella repubblica Ceca non ha alcuna differenza, perché da quel momento lì in poi non era più la casa CON Freddie, come non è mai stata quella in repubblica Ceca.” In questo momento confesso che mi sono molto emozionato anche io…

Con Peter abbiamo visitato oltre le zone all’aperto classiche (statua, piccolo molo dove è stata scattata la famosa foto della band, vista da lontano dell’appartamento comprato da Freddie ecc) anche gli studios riaperti da poco.
Inutile dire che come ogni esperienza va vissuta direttamente, star qua a raccontare cosa c’era ha poco senso,e non rende neanche bene l’idea. Ci sono varie vetrine piene di memorabilia e rarità relativi agli album realizzati in quegli studios, con testi di canzoni scritti a mano da Freddie, Brian , John e Roger, a i famosi vestiti dei Tour, agli strumenti utilizzati dai quattro. Una cosa a parte è la sala di incisione dove è presente il mix che utilizzavano per registrare le varie versioni e la possibilità di realizzare ognuno di noi la propria di “Mother Love” e “Made in Heaven”. Inutile dire che ci abbiamo passato molto tempo lì dentro…ognuno di noi si sentiva in grado di realizzare la migliore versione della canzone, con la parte vocale di Freddie in Mother Love quasi sempre priva di musica per accentuarne l’intensità.

La giornata di sabato si conclude con una piccola puntatina al Casinò, tra fortuna e sfortuna, e una piacevole birra al tavolo prima di andare a letto.
Domenica mattina il sole ci aspetta fuori dall’Hotel e dopo colazione siamo riusciti ad incontrarci con Vivian, la moglie del caro David Richards che ci ha lasciati pochi mesi fa. Con lei ci eravamo conosciuti a Roma quando appunto venne con David, ospite del nostro raduno nel 2011. Si ricordava di noi e non si è negata ad un incontro per salutarci, prendendo la macchina e venendo apposta sotto la statua. Abbiamo parlato di varie cose con lei e ci ha raccontato ,tra le altre che molto del materiale degli Studios adesso è nella casa dove viveva David, compreso il microfono e le sedie originali. Spera che presto possa essere messo a disposizione dei Fans allestendo il tutto come un piccolo museo. Tra le sue idee anche quella di realizzare un Tributo per David con tutti gli artisti che hanno avuto il piacere di lavorare con lui ,quindi non solo Queen.

Siamo stati un’oretta con lei, ed è stata una conversazione davvero piacevole.
Per i pochi rimasti fino a fine giornata c’è da menzionare che QI è giunta fino alla Duck house, vista dalla strada dopo una bella camminata con un clima fantastico.
Arrivati ai saluti di rito torniamo a casa consapevoli che anche stavolta QI è andata oltre, oltre alla realtà virtuale, facendo vivere emozioni vere a ognuno di noi, date da momenti , luoghi, persone, sguardi… Questo forse rende con un senso lo stare ore e ore davanti ad un pc….se riusciamo a creare qualcosa di concreto, che resterà per sempre nel nostro cuore allora non perdiamo tempo se ci dedichiamo giornalmente ad un universo così diverso come quello virtuale…che ci fa ridere, scherzare, arrabbiare, a volte esagerare, ma anche creare amicizie e aumentare la passione che è dentro di noi.

Ancora una volta siamo riusciti a far uscire dal pc lo spirito di community che nessun altro organo ufficiale e non, almeno in italia, ha. E dobbiamo andare fieri di ciò!

Il racconto di Ale (admin)

L’incontro con Peter Freestone in occasione della visita alla mostra QUEEN THE STUDIO EXPERIENCE è stata, per me, l’ennesima conferma al fatto che i giudizi ed i commenti su una determinata persona, le voci che circolano in rete, gli sputtanamenti vari, NON VANNO MAI PRESI SUL SERIO se prima tu stesso non hai avuto esperienze dirette con quella persona. Di chiunque si tratti.
Quante volte ci è successo di leggere sui forum, su facebook, commenti sulla dubbia buona fede di una persona come Freestone, assistente personale della più grande rockstar di tutti i tempi, giudizi ingrati come “ha sputtanato i suoi ricordi per un po’ di denaro”, oppure “ha sputtanato l’eredità di Freddie ed ora si ritrova sul lastrico ad andare in giro per il mondo a raccontare ai fans particolari intimi pur di sopravvivere”… Inflazionato, poco serio, alcolizzato…
Bene, toglietevi dalla testa tutto questo. Una volta per tutte. Non farò troppo il sentimentale, il buono di turno che parla bene a prescindere: Peter Freestone non è altro che una persona che ha voglia di tenere viva per sempre la memoria di quella che è stata la persona più importante della sua vita. Punto. Solo questo.
Adora tutti coloro che amano quella persona così importante. E cosi, ha deciso che finchè la sua salute glie lo permetterà, si concederà a queste persone. Condividerà con loro un po’ di quei ricordi che lui ha e che, adesso, dopo più di 20 anni, sono tra le poche cose “ragione di vita”, per lui.

Sgombero subito il campo da pettegolezzi. Per avere con noi Peter sabato e domenica, per averci fatto da cicerone alla Mostra e tutto il resto, non ha chiesto nulla se non il rimborso spese. Si è fatto 10 ore di auto dalla Repubblica Ceca a Montreux (e altre dieci al ritorno), 2 notti in hotel ed i pranzi/cene con noi.
I ragazzi che hanno partecipati al raduno si sono autotassati, versando al sottoscritto in una cassa comune 30 euro a testa che sono stati utilizzati (insieme a parte del compenso che la community ha ottenuto l’anno scorso per la collaborazione con la GIUNTI su Early Years) a coprire queste spese. Stop. Nessun compenso extra.

Ho pensato a lungo, in queste ore, all’utilità di scrivere un report su quanto ci ha raccontato Peter in questi due giorni, mentre eravamo ai piedi della statua, mentre camminavamo sul lungolago, mentre eravamo a pranzo o all’interno degli studios… Sapete; potrei anche mettermi qui a scrivere le risposte alle domande che gli si son state fatte, ammesso che ne abbia il tempo, ma che senso avrebbe? Sperate di leggere qualcosa di inedito, curioso, qualcosa che non sia stato già detto?

In queste occasioni… Questo tipo di chiacchere… Sono belle e interessanti se fatte in maniera diretta, guardando le persone negli occhi… Così hanno un senso. Non riportando una conversazione su un file di word. Che nessuno leggerà, lo sappiamo come funziona la rete. Tu posti un articolo di 2 pagine, gli utenti leggono le prime quattro righe, ti commentano “bellissimo!” quando va bene… Ma tu sai che al 99% non sono arrivati alla fine. Come sono convinto che pochi di voi, saranno arrivati a leggere fino qui.

E quindi mi chiedo che senso ha, condividere in maniera cosi fredda con voi racconti, storie come:

– lo scopo di Freddie era quello di far star bene e divertire le persone. Si preoccupava sempre e solo di questo. Di niente altro. Era convinto, tra l’altro, che fossimo stati messi sulla terra ognuno per uno scopo ben preciso: chi per cantare, esibirsi e far divertire, chi per guidare, chi per cucinare… Ed era per questo che NON ha mai imparato a guidare, né sapeva cucinare; c’era qualcuno, messo sulla terra con questo incarico, che avrebbe dovuto fare queste cose per lui. Ed, in cambio, lui avrebbe dovuto svolgere la sua, di missione: farlo stare bene.

– Freddie non credeva in Dio, precisamente, né seguiva il culto zoroastriano delle sue origini indiane. Sapeva che c’era qualcosa di “molto più grande di lui” da qualche parte, ma era assolutamente convinto che ognuno doveva.. come dire… decidere per se della sua vita. Che le religioni non dovevano influenzare decisioni o stili di vita. E per questo motivo, era assolutamente cosciente lui stesso, del suo stile: oltraggioso, pericoloso, sapeva che si stava “bruciando”.. Ma gli andava assolutamente bene così.

– A questo proposito… Abbiamo parlato di Paul Prenter. Figura controversa, entrata nella vita dei Queen e di Freddie nella metà degli anni 70, con il cambio di management di allora (John Reid Enterprises). Abbiamo chiesto a Peter cosa ne pensasse lui di questo personaggio… E cosa ne pensasse Freddie. La risposta è stata semplice ma efficace: Paul NON è stata la causa della rovina di Freddie… E’ stato lo strumento, non la causa. Freddie era molto legato a Paul e Paul ha avuto un grosso potere su di lui per un motivo: ha introdotto Mercury in un mondo in cui lui voleva entrare… Quello degli uomini. Paul ha intercettato i bisogni psicologici, mentali, fisici di “quel” Freddie Mercury e ne ha approfittato, trascinando la rockstar in quel mondo di eccessi senza limiti che Freddie, senza mezzi termini, adorava. Consumo di droghe compre. Considerava quella la SUA vita. In molti, all’interno dello Staff hanno sempre messo in guardia Freddie da quel personaggio. Mercury ascoltava tutti ma aveva una sua idea. Che suonava più o meno così: “Lo so. So tutto. Conosco i rischi. Ma mi va bene così. Questo è quello che voglio, adesso.”
Paul è stato il mezzo che Freddie ha utilizzato; non ci fosse stato lui, Mercury quel fine l’avrebbe comunque raggiunto. Con un altro mezzo, un altro strumento. Ma lui doveva vivere così.
In questo senso, quindi, non si può dire che Paul Prenter è stata la causa della morte di Freddie, della malattia, etc. A quella nefasta conclusione.. Ci sarebbe arrivato lo stesso.
I tempi poi sono maturati, Paul Prenter e Barbara Valentine hanno dato in pasto ai giornali particolari scabrosi, intimi, delle loro serate goderecce di quegli anni e.. La relazione fra i tre si ruppe inesorabilmente.

– A Freddie piacevano i Pink Floyd come piaceva un po’ tutta la musica progressive; non era un particolare fan di Paul Rodgers al contrario di quanto dichiarò May nel 2005 per farci “digerire” la collaborazione… Certo, lo conosceva, poteva apprezzare l’artista per aver creato inni come “All Right Now”, ma da qui a pensare che ne sia stato un fan… Ce ne vuole molto.

– Peter è stato più volte testimone, come è naturale pensare, di litigi all’interno della band e anche tra Freddie e Mary Austin. All’interno della band: c’è da considerare che si parla di quattro persone particolari, ognuna con un forte ego da difendere e tutte con una grossa creatività da far uscire al meglio. Ci ha confidato che negli anni ’80, nella “Munich era” addirittura accadeva che quando in studio arrivava un membro, un altro membro prendeva e usciva. Per tutta la durata della registrazione dell’album accadeva questo. Gli abbiamo chiesto: “Di chi si trattava?” e lui ha sorriso.. Confidandoci candidamente che entrambi suonavano uno strumento a corde… 
Tra Freddie e Mary invece, il motivo principale dei dissidi è sempre stato l’eccessivo sperpero dei soldi da parte di Freddie. Il lusso sfrenato, gli acquisti… Freddie è sempre stato abituato, già dalle sue origini a vivere nel lusso… Mary invece era di estrazione più popolare. E sapete, quando prendi una persona, la estrapoli da un contesto, la metti in un altro.. Questa persona può adattarsi al nuovo stile di vita… Ma i principi base restano legati al contesto originale. Mary cercava sempre di dare un freno a Mercury sotto quel punto di vista.. E lui, ovviamente, non voleva sentirne parlare.

– John è sempre stato l’outsider del gruppo, ma per un motivo molto semplice. Quella vita, quella della rockstar, è una vita che chiede moltissimo all’anima e alla personalità di una persona. E, per come era fatto John, a lui chiedeva “troppo”. Con la malattia di Freddie, per John questi sentimenti si sono accentuati, Peter conferma che era già molto stanco e vicino a “lasciare” dalle sessioni per THE MIRACLE. Dopo la morte di Freddie, John si è chiesto che senso avrebbe potuto avere continuare con qualcosa di diverso, con QUEEN diversi; quando ci fu quell’esibizione in occasione della prima del balletto di Bejart, a Parigi, quando Brian, Roger e John suonarono con Elton John una SHOW MUST GO ON così… “diversa”… secondo John…. E lui fu li che si chiese… “Ma che cosa ci faccio più qui, adesso…?” E fu li che decise che per lui quell’avventura era finita.

Ecco… che senso ha raccontarvi a posteriori tutto questo, tralasciando mille altri particolari, per esempio sul perché Peter ha deciso ad un certo punto di scrivere due libri (E… credetemi… non ha visto un soldo) se non avete avuto la possibilità di vedere negli occhi di Peter lo spirito nel raccontarle? Le emozioni, il piacere di condividerle con noi che lo amiamo senza averlo mai conosciuto?

Il racconto di Ale (Ale_Pisa)

Ho deciso di andare a Montreaux solo perché avevo bisogno di rilassarmi un po’ e per incontrare dei vecchi amici… Visto ciò che si leggeva su internet, il signor Freestone non era proprio la mia priorità anzi… Ma come si dice… Solo gli stupidi non cambiano idea! Appena arrivati in albergo mi trovo davanti un signore di mezza età seduto su una sedia che ci stava aspettando… Appena ci vede ci presentiamo e mi trovo davanti un uomo emozionato quanto noi, nervoso e felice nel poter essere li con noi… Mi ha dato l’impressione come se gli ospiti eravamo noi e non lui! Peter ci ha trattato come suoi parenti, come amici di lunga data fin da subito. Siamo andati a prendere il resto della comitiva alla statua ed è iniziata la nostra giornata, davanti ad un bel sandwich!
Eravamo tutti emozionati, ognuno avrebbe voluto fare la prima domanda, tutti noi eravamo curiosi di sapere qualcosa sul nostro mito: Freddie Mercury. Ma è stato proprio Peter ha rompere il ghiaccio! Il pranzo è passato in maniera molto “naturale” con Peter che rispondeva a tutte le nostre domande, senza mai scendere sul banale, senza mai nascondersi dietro qualche parola di circostanza: è stato schietto, genuino, sincero! Lontano anni luce da quell’essere che era stato dipinto su internet! In alcuni momenti mi ha fatto tenerezza, in altri mi ha fatto commuovere… Palava di Freddie ed aveva gli occhi lucidi… Inoltre mi ha colpito molto l sua umiltà: quando è arrivato il conto voleva pagare la sua parte e ci ha quasi rimproverato per aver offerto noi… Però basta con il sentimentalismo, tanto so che non interessa a nessuno, e passiamo a qualche domanda/risposta, secondo me, più interessanti partendo da quella che mi ha colpito di più: “Freddie era convinto che ogni persona è venuta al mondo per un motivo preciso: chi per guidare, chi per cucinare, chi per ballare, chi per cantare, chi per intrattenere gli altri… Ed era per questo che LUI non si è mai preoccupato di imparare a cucinare o di prendere la patente, tanto ci sarebbe stato qualcuno, nato per fare queste. E lui avrebbe svolto il suo compito di farlo stare bene.” Questa visione del mondo mi ha colpito molto, e mi ha fatto vedere Freddie sotto un altro punto di vista, lo confesso!

1) Freddie conosceva Paul Rodgers e lo considerava un buon cantante, che ha scritto pezzi come All Rigth Now, Wishing Well… Ma da qui a dire che era uno dei suoi cantanti preferiti ce ne corre.

2) John è libero di fare quello che vuole. La vita da rockstar è molto faticosa, ti succhia l’anima e la mente, e dopo la morte di Freddie per John si era rotto qualcosa. Inoltre dopo aver suonato nel 1997 con Elton John una The Show Must Go On abbassata di diversi toni, si sarà chiesto se valeva la pena continuare a fare qualcosa che “non era più Queen”… E la risposta è stata NO!

3) Le canzoni con Michael Jackson esistono e sono tre, sono di proprietà della MJ Estate e forse non vedranno la luce in Giugno (come letto sulla rete in via ufficiosa). Inoltre MJ contattò Freddie per terminare State Of Shock ma a causa degli impegni dei due, non riuscirono più a terminare quel brano. Michael chiamò Freddie per chiedere la sua autorizzazione a terminarla con Mick Jagger pe una release ufficiale. Freddie rispose ‘Certo cara, con la tua musica puoi fare tutto ciò che vuoi!’

Adesso potrei continuare con l’elenco delle domande e delle risposte date… Ma diventerebbe solo un inutile elenco della spesa!

Terminato il pranzo, come una scolaresca in vacanza, siamo andati agli studios per vedere la mostra Queen! Molto bella, c’è poco da dire… Infatti non dico niente! Potrete trovare le foto in rete e farvi la vostra idea. Vi dico olo che la cosa che mi ha colpito di più è stato un testo di One Vision non presente nella canzone: “No God, No Devil, Just One Vision. No Hell, No Heaven, Just One Vision. No Black, No White, Just One Vision”.

Il momento più emozionante è stata la “mixing room” dove è presente una copia del mix che utilizzavano per registrare le canzoni. C’è la possibilità di mixare “Mother Love” e “Made in Heaven” e di ascoltare “Bicycle Race” e “The Invisible Man”, in un impianto audio 3D spettacolare!!!! Ognuno di noi ha realizzato la propria versione delle due sopracitate canzoni, per un momento ci siamo tutti sentiti parte della band!

Usciti dalla mostra siamo andati a fare un giro per Montreux con Peter che ci ha fatto vedere tutti i luoghi a lui cari: la casa dove viveva con la crew, la casa di Freddie, ogni angolo nascondeva una storia… E con questi racconti siamo andati a cena dove, davanti ad un hamburger del McDonald (caro asserpentato pure lui) abbiamo finito la nostra serata con Peter e con i nuovi amici conosciuti quel giorno.

Che dire… Grazie Phoebe per questa splendida giornata!

Ma le emozioni targate QI non finiscono al sabato! Infatti la domenica ci siamo incontrati con Vivian, la moglie di David Richards.

Che dire… Ancora una volta la nostra community è riuscita a coinvolgere delle persone ed a farle incontrare di persona!

“Whatever you do, do it with style… “

Well, we did it…. AGAIN!

Conclusioni

Quali aggettivi usare per descrivere questi 2 giorni?

– Emozione, negli sguardi delle persone nell’ascoltare Peter emozione nel rivivere le stesse strade, le stesse atmosfere gli stessi profumi, che influenzarono la più grande rock Band del mondo!

– Maestosa : come la statua che padroneggia le rive del lago, come la nostra passione che ci rende unici

– Elegante: è il modo con il quale Peter ci ha accompagnato in questa esperienza, chiarendo i nostri dubbi, rispondendo alle nostre curiosità, degno di chi è stato a fianco di una regina.

– Unica: come la passione e la nostra community che ci lega l’uno con l’altro e che alimenta la nostra passione di giorno in giorno.

– Speciale: come tutti voi che state leggendo.

Tutti questi aggettivi se sommati hanno un unico risultato: Queen! Dopo tutto essere un fan dei Queen è una stile di vita!

Altri racconti!

Ramona

A pochi giorni da questa esperienza vissuta e condivisa con alcuni di voi posso solo dire che l’emozione è ancora molta. Quando penso ai Queen, ai ragazzi che sono stati pieni di orgoglio e voglia di realizzarsi mi emoziono sempre e così, entrare là dove sono stati creati alcuni dei loro capolavori, è stata veramente la realizzazione di un sogno.

Il mio viaggio è iniziato con alcuni dei presenti alla mostra ed in quelle poche ore trascorse insieme si percepiva la voglia di vedere, scoprire, e provare che vi era in ognuno di noi. L’attesa è sempre qualcosa di inebriante soprattutto quando riguarda la tua grande passione, e così è stato. Una volta giunti a Montreux abbiamo incontrato Peter Freestoneche ci ha salutati con il suo fare sereno ed accogliente e che poi ci ha accompagnati durante l’intera giornata alla scoperta non solo degli Studios ma anche di qualche aneddoto più o meno conosciuto circa la presenza dei Queen a Montreux ed ovviamente, Freddie.
Una volta di fronte all’ingresso degli Studios ho atteso un po’ prima di entrare…volevo assaporare ogni singolo minuto di quella giornata e così dopo aver lasciato un pensiero e la mia firma su una delle foto che preferisco in assoluto della band, sono arrivata alla mostra. E’ stato bellissimo vedere i costumi di scena in particolare quelli disegnati dalla stilista Zandra Rhodes ed il giubbotto indossato da Freddie nel “The Works Tour”. Le vetrine poi parlavano da sole attraverso le memorabilia, le varie versioni degli album, i 45 giri, le set list, i testi originali scritti dai membri della band. Qualsiasi oggetto all’interno di quella stanza ci parlava della loro storia, in una parola: fantastico. Vi era la possibilità di vedere alcuni video ed ascoltare brani quali ad esempio One Vision (con la versione extended) e Love Of My Life. Una grande vetrina era dedicata agli strumenti utilizzati dalla band ed ad alcuni particolari quali la list dei brani contenuti in Jazz, il gioco “Scarabeo”, il posacenere della Ricard… Ed oggetti che facevano parte un po’ del loro vissuto durante le registrazioni.

Accedere alla control room è stato unico. La possibilità, attraverso il mixer qui riprodotto, di usare a nostra discrezione i singoli strumenti, la voce di Freddie, i back vocals e gli effetti ha reso il tutto davvero indimenticabile. Grazie ai video che sono stati pubblicati già molti di voi hanno potuto percepire cosa si è provato. E proprio lì a due passi dal mixer si trova la placca che segna il punto dove Freddie ha cantato l’ultima canzone “Mother Love”.

Circa la visita agli studi vorrei citare questa frase da una delle canzoni che prediligo del gruppo: “Yes, It was a worthwhile experience”.Una piccola nota da aggiungere alla visita agli Studios (o meglio dire a ciò che ne è rimasto che per me è già molto) è stata la mia avventura alla ricerca della suite di Freddie presso il Montreux Palace. Prima di andare a pranzo mi sono permessa di chiedere a Peter Freestone se secondo lui vi fosse la possibilità di visitarla, mi è stato risposto che alcuni fortunati erano riusciti ad accedervi e così ho giocato la mia carta. Ho lasciato gli altri a pranzo e da sola mi sono diretta al Palace. Non ho potuto visitare la suite perché era occupata ma mi è stato concesso di arrivare di fronte alla porta e di immaginare così Freddie negli anni in cui vi pernottava.

Già questo per me ha significato molto. Un piccolo aneddoto legato alla posizione della stanza: Freestone mi ha raccontato che Freddie, nonostante la bellezza della suite, non era molto felice di soggiornarvi; e questo perché la finestra principale si affaccia sulla Chiesa e quindi ogni mattina puntualmente la nostra Regina veniva svegliata dal suono delle campane.. Piccole curiosità che rendono il tutto ancora più reale.

In conclusione ci tengo veramente molto a ringraziare tutti coloro che hanno reso questa giornata magica…a partire dallo staff di QI e Peter Freestone per arrivare a coloro che c’erano e che hanno vissuto con me ore davvero indimenticabili.


Luca (Queenobsession)

Non voglio limitarmi ad una semplice esposizione degli eventi, lascio ad altri questo compito, ma voglio utilizzare la mia breve recensione per sottolineare ed esprimere alcuni pensieri che di getto mi passano per la testa, e soprattutto dal cuore… Nnella mia vita da fans della band ho avuto la fortuna di ricevere infinite emozioni sia dal punto di vista musicale che umano, un sacco di incontri piu’ o meno speciali e intrecciato rapporti infiniti con persone e personaggi di ogni genere…
Non me ne stanco mai, e semplicemente mi arricchisco di nuove e vecchie emozioni, che mi riempono ogni volta se volute e ben organizzate come questa trasferta cosi’ spontanea e sincera. Ed e’ il marchio tipico questo, dei ragazzi di Queenitalia, una realta’ oramai decennale ed in continua evoluzione unica in Italia perche’ unici sono loro i scopi: essere una Community e creare magie senza altro intento che la passione reale per i Queen.

E anche questa volta, tra mille difficolta’, sono riusciti a creare un evento cosi’ intimo e cosi’ forte dal punto di vista emotivo che questo week-end in quel di Montreux rimarra’ impresso credo a tutti i partecipanti. Mi e’ piaciuto molto leggere nel viso di giovani ragazzi e ragazze che non avevano mai incontrato Freestone la soddisfazione ed il “sogno” che le sue parole in loro suscitava. E la forma agiata e rispettosa con la quale lui si e’ esposto creando comunque l’interesse e la curiosita’ anche di chi certe parole le ha sentite tante volte..
Ma le sorprese e le novita’ non mancano mai, anche questa volta abbiamo imparato di piu’ sulla figura del caro Freddie, il tutto in uno scenario stupendo quale la mostra permanente ed i luoghi che hanno reso famosa Montreux per i fans dei Queen.

Fortunati pure nel tempo che a discapito delle previsioni e’ stato davvero clemente, e assolutamente felici di avere poi come ospite la moglie del defunto Richards, mia vecchia e nostra conoscenza, la quale ha trascorso con noi momenti intimi e cordiali con tantissimi aneddoti “ereditati” dal compianto marito… E’ stata questa alla fine la caratteristica di questo raduno, un incontro tra amici senza nessuna distinzione, i quali hanno ripercorso le tappe di un momento storico nella forma piu’ espressiva e tangibile possibile. Esperienza sicuramente da incorniciare, e auguro a tutti i miei cari “fratelli” in Queenitalia di non mollare mai e di continuare sempre in questa direzione, queste cose sono linfa vitale per la nostra passione e conoscenza, superiore alle infinite problematiche di questi ultimi tempi. Una specie di boccata di ossigeno per ognuno di noi, e rinnovata amicizia fraterna.

Spero che al prossimo raduno (che sara’ in concomitanza del decimo anno di nascita della Community) interverranno piu’ fans possibili perche’ l’atmosfera che si crea in certe circostanze e’ unica!

” It’s a Kind of Magic”..!

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